Cos'è
- Questo servizio è dedicato ad ospitare le comunicazioni riguardanti la nostra scuola (RSU interna). Sono riportati anche i “feed” (formato di interscambio automatico per articoli) da CGIL FLC, CISL Scuola, USB.
Le notizie/comunicazioni da affiggere all’Albo Sindacale, assunte a protocollo dalla scuola, sono pubblicate in:
Novità / Notizie / Albo Sindacale
Bacheca Sindacale Interna
Documenti Pubblicati A.S. 2022-2023:
| Data di pubblicazione | Documento / Informazioni |
| 18/10/2022 |
ASSEMBLEA IN ORARIO DI LAVORO DI TUTTO IL PERSONALE DELLA SCUOLA
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| 13/10/2022 | |
| 11/10/2022 | |
| 11/10/2022 | |
| 14/09/2022 | Integrazione contrattazione A.S. 2021/2022 e prima convocazione contrattazione A.S. 2022/2023 (pubblicato il 14/09/2022) |
| 14/09/2022 | Surroga RSU di Annunziata Angiolini (pubblicato il 14/09/2022) |
Notizie:
Rss Feed scuola.usb.it Le ultime notizie di scuola.usb.it
- SALTA IL CONVEGNO PRO SÍ AL REFERENDUM CON LE SCUOLE: STUDENTI E DOCENTI SMASCHERANO LA PROPAGANDA DI GOVERNO!on 11 Marzo 2026 at 14:47
Avevamo denunciato la vergognosa iniziativa sul referendum programmata per oggi a Castel Capuano, spacciata per attività formativa sulle differenti posizioni giuridiche mentre a intervenire erano solo relatori per il Sì. Iniziativa alla quale erano stati inviati gli studenti del Morante e del Mazzini dalle loro solerti dirigenze. Ma nonostante repressione, controllo e fake news la scuola ha ancora gli anticorpi per smascherare le menzogne. E così studenti e docenti sono intervenuti, denunciando la vergognosa propaganda e facendo saltare il convegno. La scuola è e resta luogo di formazione e non di indottrinamento mascherato. Un governo in difficoltà le sta tentando tutte ma il risultato è che sempre più persone aprono gli occhi sulla vera posta in gioco del referendum - accelerare la torsione autoritaria nel Paese - per cui i tentativi goffi di recuperare, con la complicità, come in questo caso, dei dirigenti scolastici, si trasformano in un boomerang. USB saluta con entusiasmo la decisa risposta della comunità scolastica partecipante, è e resta al fianco di chiunque, nella scuola, resiste e non piega la testa all'indottrinamento. Il 14 tutte e tutti in Piazza a Roma per il NO sociale al Governo Meloni. Il 22 e 23 Marzo votiamo un forte e deciso NO alla riforma, al Governo e alle sue politiche affamatorie e bellicose!
- USB Scuola: apertura sportello mobilità 2026/27on 11 Marzo 2026 at 8:53
Il 10 marzo il Ministero dell'Istruzione ha convocato le organizzazioni sindacali per la sottoscrizione definitiva del CCNI sulla mobilità del personale docente, educativo e ATA per l’A.S. 2026/2027. USB Scuola attiva lo sportello dedicato alla mobilità per assistenza personalizzata su: - Compilazione e invio della domanda; - Chiarimenti su preferenze, precedenze e punteggi; - Verifica dei requisiti e della documentazione; - Supporto per casistiche particolari o complesse; Per prenotare la consulenza occorre compilare il form https://form.jotform.com/USB_Scuola/mobilita-202627 e si verrà ricontattati dalla sede territoriale di riferimento. La consulenza è gratuita ed è rivolta agli iscritti e a chi si iscrive a USB Scuola. Se non sei ancora iscritto, puoi iscriverti al link https://scuola.usb.it/iscriviti-online.html?settore=SCUOLA La novità gravissima di quest’anno è la riduzione degli spazi di deroga: non sarà possibile chiedere deroga al vincolo triennale per ricongiungersi ai genitori anziani, ma ancor peggio, è stata ridotta da 16 a 14 l’età massima dei figli che consente di derogare al vincolo. USB Scuola ribadisce la propria ferma contrapposizione ad ogni forma di vincolo di permanenza che rappresenta la totale ostilità del governo nei confronti dei docenti e delle loro famiglie.
- "Contro la scuola neoliberale", inizia il ciclo di incontri promossi da USB Scuola e dalla casa editrice nottetempo. Alcune riflessioni preliminari.on 6 Marzo 2026 at 10:54
Da qualche settimana è in libreria, edito da nottetempo, un testo di grande interesse: Contro la scuola neoliberale . Il volume, che è già alla seconda tiratura, raccoglie una serie di contributi di insegnanti del Collettivo “Consigli di classe”, sui temi della didattica e del ruolo dell’istruzione pubblica nella nostra società. Gli autori, coordinati da Mimmo Cangiano, autore dell’introduzione, riflettono su come la scuola si sia trasformata dentro la stagione politica del “neoliberismo”. Gli obiettivi di critica del libro si uniscono a quelli di una proposta di resistenza e in qualche modo di controffensiva. Se non si coglie questo elemento, si rischia di rimanere dentro una dimensione tutta interna all’istituzione. Beninteso, il dibattito è inevitabile e necessario, perché dentro le aule bisogna entrare, ogni giorno, capendo come e cosa insegnare, con Freinet, Freire, Don Milani, Martinet, Manzi e con la libertà di insegnamento soprattutto e di metodo. Ma crediamo che il libro abbia una sua funzione primaria: aprire una discussione politica sulle forme che può prendere il lavoro culturale, politico e sindacale nel mondo della scuola. Parafrasando Sartre, ci viene da dire: “non ci interessa (perché lo sappiamo e il libro ci permette di farlo sapere a sempre più persone) cosa è stato fatto alla scuola. Ci interessa cosa la scuola fa con quel che le è stato fatto.” È un po’ lo stesso spirito con il quale stiamo organizzando diverse proiezioni in giro per l’Italia sul docufilm "D’Istruzione pubblica", insieme agli studenti di OSA, nella consapevolezza che oggi tra lavoratori e lavoratrici della scuola, studentesse e studenti, famiglie, possa esserci una attitudine all’ascolto che nei decenni passati – e grazie a una serie di processi di deculturazione di massa che il libro a più riprese affronta – sembrava scomparsa del tutto. Questa disponibilità all’ascolto, e perché no alla presa di coscienza, alla attivazione, alla partecipazione, perfino alla militanza – di cui conosciamo oggi il bacino ancora limitato, ma occorre riprendere la capacità di ragionare sulle tendenze - è passata secondo noi da due grandi filoni di trasformazione, uno interno alla scuola e uno che ha investito l’intera società. C’è tra essi una relazione stretta, dialettica, il rapporto non meccanico tra struttura e sovrastruttura. Siamo volutamente schematici, partiamo da Marx, Labriola, Gramsci, Lukàcs, Fortini, Hirrt, Biesta, Laval Bonilla-Molina, da anni ragioniamo su questi temi, seguiamo il dibattito nazionale e internazionale sulla formazione e la scuola, delle società in declino come la nostra e di quelle dove il dibattito si accompagna a prospettive di trasformazione progressista o addirittura socialista. Tutto questo diamolo per premesso per evitare che qualcuno guardi il dito della semplificazione che qui facciamo di questo enorme e fondamentale patrimonio teorico e politico, e non guardi la luna, che è questa: perché il mondo della scuola dà oggi segnali di risveglio? Perché è meno disposto di dieci o venti anni fa a subire passivamente il dominio e la gerarchia, la finta modernizzazione, la montante burocrazia, le classi cadenti, la perdita di funzione sociale, la condizione salariale, la complicità sindacale, il male che viene dalla sinistra come dalla destra? Perché esce un libro meritorio come questo? Essenzialmente per due motivi: il clima dentro le scuole è diventato irrespirabile, il malessere cova, il livello di stress lavoro correlato è legato ai rapporti con le dirigenze, alla moltiplicazione di incombenze e documentazioni prive di valore, al rapporto sempre più complesso con studenti figli di una crisi culturale che investe fino ai livelli della alfabetizzazione e dei saperi di base, in un quadro di violenza sistemica del mondo del capitalismo crepuscolare (Fineschi) e oggi piratesco/predatorio (Vasapollo), in cui la scuola sostanzialmente non serve, ma che è esploso letteralmente tra settembre e ottobre quando il “Blocchiamo tutto” ha prodotto una evasione di massa dalle scuole alle piazze, per dire no al Genocidio da parte dei Nazisti Israeliani e dei loro complici e mandanti statunitensi ed europei del popolo palestinese, ma anche per dire che la scuola non vuole formare alla guerra, al sopruso e alla povertà, ma vuole parlare di pace, futuro, umanità, prospettiva. E c’è più disponibilità all’ascolto perché la crisi si allarga, i riferimenti certi mancano, come scrive Guido Mazzoni viviamo in un mondo “Senza riparo”. Le strade sono due e si fronteggeranno per un po’: da un lato, la deriva reazionaria, individualista, fascistoide, dall’altra l'organizzazione e la costruzione della prospettiva. Pane, pace, lavoro tornano a formare un programma minimo. Il lavoro politico non parte della scuola ma entra nella scuola, perché è un campo di battaglia come è sempre stato, un termometro dei rapporti di forza dentro la società. Se lo è allora dobbiamo attrezzarci con tutti gli strumenti possibili, perché il compito che abbiamo è riportare gli “evasi” del 22 settembre e del 3-4 ottobre ai posti di combattimento, creare una capacità pervasiva di resistenza ma anche di organizzazione. I terreni sono tantissimi: la militarizzazione delle scuole, il DDL Romeo appena approvato al Senato (non ancora alla Camera) e che si presta quasi ingenuamente a una battaglia collettiva sulla libertà di pensiero, espressione e insegnamento; l’attacco fortissimo alle scuole tecniche e professionali che è un attacco al lavoro oltre che alla scuola; il funzionamento drogato del finanziamento alle scuole; un ragionamento serio sulla inclusione che non può che partire dal crollo dei presìdi di stato sociale delle asl e dei centri diurni, la schedatura valutativa dell’invalsi; i percorsi di formazione e reclutamento dei docenti, insomma tutto l’apparato di una scuola di classe di cui il libro parla con parole chiare. C’è poi come sempre un piano politico e su questo non si possono fare sconti, a nessuno, perché la coerenza intellettuale deve portare a coerenza politica e sindacale. La confort zone della sinistra intellettuale nel mondo FLC ormai fa a pugni con le sollecitazioni di cui parlavamo sopra, né può bastare riprendere gli strumenti di una gloriosa ma conclusa stagione, quella Cobas, perché a nostro avviso non funziona più un percorso che parta solamente dalle scuole senza un piano di relazione confederale con tutto il mondo del lavoro sfruttato, precario, senza diritti che oggi il modello sociale ha sdoganato totalmente. Bisogna partire dai dati brutali della realtà e lottare per una società diversa e dunque per una scuola diversa, con strumenti di organizzazione e di comunicazione adeguati. Ci vuole tempo? Sì. È facile? Mai stato facile. Ma se non partiamo mai, mai arriveremo. E ora via al dibattito, si parte a Firenze il 7 marzo, poi Bergamo, Napoli, Torino, Genova e tante altre. Scriveteci per organizzare ovunque (scuola@usb.it). Usciamo dalle bolle e proviamo a guardarci negli occhi. Scopriremo di essere meno soli di quanto pensiamo.
- RIFORMA BIENNIO ISTITUTI TECNICI. IL GOVERNO VUOLE SCUOLE DI AVVIAMENTO AL LAVORO (SFRUTTATO!)on 27 Febbraio 2026 at 15:12
Nel più totale silenzio dei media e della politica, il governo Meloni sta procedendo a tappe forzate verso la definizione di un Decreto Legge che riforma totalmente l’istruzione secondaria negli istituti tecnici. Dopo la proposta di sperimentazione sul 4 + 2, sonoramente respinta nella maggioranza degli istituti coinvolti e poi imposta direttamente come “ordinamentale” dal ministro Valditara, arriva la riforma complessiva del ciclo dei 5 anni. La revisione prevede un taglio draconiano di ore (e quindi di cattedre) nelle materie scientifiche del biennio (chimica, fisica, scienze e geografia), che vedranno dimezzato il monte orario a vantaggio, fin da subito, delle discipline professionalizzanti che fino erano concentrate triennio. Il nuovo ordinamento prevede l’accorpamento delle materie scientifiche in una disciplina unica in cui il docente dovrà dividersi tra cenni di fisica, chimica e scienze con un monte ore dimezzato. La riforma prevede inoltre tagli alle materie letterarie nel triennio. Crediamo che questa riforma sia un atto autoritario del governo, imposto in tempi rapidissimi (l’avvio è previsto per settembre 2026) e senza alcun confronto. A oggi mancano ancora il monte ore ufficiale e la revisione delle classi di concorso; il tutto a breve distanza dalle procedure di mobilità alle quali i numerosi docenti perdenti posto saranno obbligati. Ma la questione del taglio di ore e di cattedre è ancora più complessa, in quanto si obbligheranno docenti all’insegnamento di discipline di nuova definizione senza alcuna formazione preliminare. Evidentemente l’enfasi sulla necessità della formazione in questo caso non risulta così importante, come lo è quando si obbligano i nuovi docenti a pagare migliaia di euro a enti privati per accreditarsi e iscriversi nelle graduatorie di supplenza. Appare evidente che i due percorsi di riforma (4 + 2 e riforma dei piani di studio) viaggino su binari paralleli: la riforma 4 + 2, così come concepita e imposta, ha carattere sperimentale e rivela già criticità, a partire dalla quantità di ore scolastiche settimanali per gli studenti che dovranno affrontare questo percorso; il nuovo assetto orario e l’accorpamento delle discipline, quindi, si mostrano come il primo passo per un taglio complessivo del monte ore e il definitivo passaggio al sistema quadriennale. Il problema del taglio delle cattedre si interseca comunque con il piano didattico. Questa riforma trasforma ulteriormente gli istituti tecnici in percorsi di puro avviamento al lavoro, eliminando la possibilità di insegnare quelle conoscenze di base che una scuola anche vagamente democratica dovrebbe offrire a tutti. Questo processo ora è in carico al governo in carica, ma è stato elaborato in anni di governo di ogni colore. Anche il silenzio-assenso della politica e dei sindacati complici, in tal senso, parla chiaro. Il fatto che l’istruzione debba preparare intere generazioni sempre più impoverite dal punto di vista delle competenze e delle conoscenze di base è un qualcosa che non preoccupa più di tanto. USB Scuola chiama quindi tutto il mondo dell’istruzione a una riflessione complessiva sui diritti dei lavoratori e sul modello di istruzione che viene continuamente riproposto e peggiorato. Nei prossimi giorni partiremo con una campagna di informazione e di resistenza contro queste politiche in tutti i luoghi di lavoro e di studio, coinvolgendo anche gli studenti e le studentesse, che sono le vittime principali di queste politiche.
- FRATELLI D'ITALIA VUOLE DISCRIMINARE LE SCUOLE CHE EDUCANO AL LIBERO PENSIERO. NO ALL'ATTACCO DA REGIME ALLE SCUOLE DI BAGNO A RIPOLI E DI TUTTO IL PAESE!on 18 Febbraio 2026 at 18:33
Il 16 febbraio 2026, i consiglieri comunali di Fratelli d'Italia del Comune di Bagno a Ripoli – Michele Barbarossa, Serena Giannini e Fabio Venturi – hanno depositato una mozione che fa accapponare la pelle a chiunque abbia a cuore la scuola pubblica statale, la libertà di insegnamento e i valori democratici su cui si fonda la nostra Repubblica. La proposta è semplice nella sua aberrazione: apporre a ogni istituto scolastico del Comune una "etichetta" ideologica. Le scuole potrebbero essere bollate come "politicamente schierata a sinistra", "ideologicamente comunista", "favorevole alle teorie lgbtq+ e/o woke", oppure "antiamericana, anti sionista, antifascista, anti libertà di pensiero, anti cattolica, antidemocratica". USB Scuola Toscana denuncia con forza questa mozione per quello che è: un attacco diretto e frontale alla scuola pubblica statale, alla libertà di insegnamento garantita dall'art. 33 della Costituzione e alla dignità professionale delle lavoratrici e dei lavoratori. UNA LOGICA DA REGIME! Dietro la retorica del "voler proteggere i bambini dall'indottrinamento" si cela una visione e una pratica autoritaria e intimidatoria. La mozione di FdI non vuole tutelare le famiglie: vuole colpire docenti e istituti che si occupano di pensiero critico, diritti civili, antifascismo, geopolitica, culture del mondo. Vuole creare un clima di sospetto e delazione in cui chi insegna deve guardarsi le spalle. L'idea di bollare una scuola come "antifascista" come se fosse un'accusa è, da sola, uno scandalo politico. L'antifascismo non è un'ideologia di parte: è il fondamento della Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza. Chi lo trasforma in un marchio negativo da apporre sulle scuole dimostra di non aver imparato nulla dalla storia del nostro Paese. UN ATTACCO ALLE LAVORATRICI E AI LAVORATORI DELLA SCUOLA Questa mozione punta il dito contro il personale docente, accusato senza prove di "plagiare" le giovani generazioni. È una calunnia. Le insegnanti e gli insegnanti che ogni giorno entrano in classe – spesso con salari da fame, in edifici fatiscenti, senza risorse adeguate – meritano rispetto, non schedature politiche. USB Scuola è al fianco di tutte le lavoratrici e i lavoratori della scuola di Bagno a Ripoli e di tutta la Toscana contro questo tentativo di intimidazione. DIFENDIAMO LA SCUOLA PUBBLICA, LAICA, DEMOCRATICA Chiediamo al Sindaco e al Consiglio Comunale di Bagno a Ripoli di respingere con decisione questa mozione. Chiediamo a tutte le comunità scolastiche – genitori, studenti, docenti, ATA – di alzare la voce. Chiediamo a tutte le forze democratiche di non restare in silenzio davanti a questo scivolamento verso derive che l'Italia ha già conosciuto e che non deve mai più rivivere. La scuola pubblica statale non si etichetta. Si difende.
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Martedì 7:30-18:30
Mercoledì 7:30-18:30
Giovedì 7:30-18:30
Venerdì 7:30-18:30
Sabato 7:30-13:30 -
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