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  • Razzismo, deportazioni, multe, il Ku Klux Klan entra nella scuola di Meloni e Valditara. Oggi a Montecitorio alle ore 16:30 per fermarli!
    on 25 Settembre 2026 at 7:38

    Italia burning - Le radici dell’odio, questo è il nuovo film che racconta la scuola di Valditara e Meloni. Tetto agli alunni stranieri per classe, bambine e bambine deportate da una scuola ad un’altra in caso di raggiungimento del limite, corsi di Italiano obbligatori come condizione per iscriversi a scuola, multe pesantissime alle famiglie per chi indossa il burqa e niqab. Un decreto spot, per lo più inapplicabile, ma che piega la scuola a logiche di esclusione, determinando un vero apartheid, con dirigenti scolastici e uffici periferici del MiM costretti a diventare burocrati di un sistema concentrazionale in cui si seleziona, si punisce e si sposta coattivamente. Oggi saremo a Montecitorio con gli studenti di OSA e Cambiare Rotta per dire no alla scuola razzista di Valditara e Meloni.

  • Il tetto agli alunni stranieri è l'ultimo tassello della deriva razzista del Governo
    on 21 Settembre 2026 at 8:44

    Dal palco di Fenix la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato con toni trionfalistici e parecchia enfasi un tetto del 30% di alunni stranieri per classe e il divieto di niqab e burqa in aula. Il Ministro Valditara porterà le misure in un decreto al prossimo Consiglio dei ministri, mentre la Lega ragiona sulla revoca del permesso di soggiorno alle famiglie che non mandano le figlie a scuola. USB Scuola denuncia una linea politica che tratta i figli degli immigrati come un problema da contenere e che non affronta i nodi problematici della scuola statale. Una linea che porta dentro le scuole una logica di respingimento fino a oggi estranea alla scuola pubblica statale. I numeri non descrivono nessuna emergenza. Gli alunni con background migratorio sono circa 931 mila, l'11,6% del totale, e due terzi di loro sono nati in Italia. Le classi in cui gli alunni di prima generazione superano il 20% sono circa mille su oltre 300 mila. Il tetto del 30% esiste già dalla circolare Gelmini del 2010 e non è mai stato applicato, perché le famiglie vivono dove gli affitti costano meno e i bambini frequentano la scuola del loro quartiere. Invece di intervenire su casa, servizi e organici, vale a dire sui nodi che rispondono ai bisogni di tutte e di tutti, il Governo sposta il problema sui bambini immigrati. Distribuire alunni tra istituti diversi in base alla cittadinanza e alla conoscenza dell'italiano significa classificarli per origine, e una scuola costituzionale non può farlo. Colpisce che il presidente dell'ANP, Antonello Giannelli, abbia definito la questione "fondata e condivisibile" in termini didattici, limitando i dubbi alla difficoltà di trovare una soluzione tecnica. Sul piano didattico e pedagogico non esiste alcun elemento che giustifichi il tetto. Le difficoltà nelle classi con molti alunni arrivati da poco nel nostro Paese dipendono dal numero insufficiente di docenti e ATA, dalle ore di italiano come seconda lingua, dalla presenza esigua di personale di supporto, e non dalla nazionalità di chi siede tra i banchi delle nostre scuole. Riconoscere al Governo la ragione di principio e discutere soltanto le modalità di applicazione offre una copertura di legittimità a una scelta politica aberrante. Le domande poste da molti dirigenti scolastici sono giuste: cosa facciamo, li mandiamo via? La risposta è che nessun bambino va mandato via, e che il principio stesso va respinto. I dati sull'abbandono scolastico, 26,2% tra chi non ha la cittadinanza italiana contro il 6,7% degli italiani, indicano dove intervenire. Le scuole che accolgono di più sono anche quelle a cui lo Stato ha dato di meno, e un tetto non aggiunge un'ora di italiano né un insegnante in classe. USB Scuola chiede investimenti straordinari per aumentare gli organici di docenti e di personale ATA. Servono docenti specializzati nell'insegnamento dell'italiano come seconda lingua, docenti di sostegno e mediatori linguistici in compresenza, più collaboratori scolastici e assistenti amministrativi per accompagnare l'accoglienza e le pratiche delle famiglie, con risorse stabili e assunzioni a tempo indeterminato. L'integrazione di tutti gli alunni si costruisce con più personale e più tempo scuola, in classi dove nessun bambino viene contato come una quota. Tutto il resto è demagogia di basso livello. USB Scuola respinge queste forme di propaganda elettorale e invita docenti, personale ATA e dirigenti scolastici a contrastare queste misure retrograde e anticostituzionali. Di questo e di tanto altro parleremo all'assemblea generale sui temi dell'immigrazione che USB ha convocato per giovedì 24 settembre (https://www.usb.it/leggi-notizia/non-e-piu-propaganda-e-razzismo-fascista-violento-24-settembre-ore-1830-assemblea-nazionale-migranti-online-1029.html)

  • Remigrazione e scuola ariana? Scuole chiuse e lavoratori a casa!
    on 17 Settembre 2026 at 11:03

    Negli ultimi mesi, dentro e attorno alle scuole italiane, circolano volantini e contenuti social che rilanciano la parola d'ordine "remigrazione", il progetto neofascista di espulsione di massa di persone straniere o di origine straniera, indipendentemente dal fatto che siano cittadine italiane, nate in Italia o inserite da anni nel tessuto sociale e produttivo del nostro Paese. Complimenti per la fantasia! Rispolverare la purezza della razza nel 2026 e chiamarla "rimpatrio volontario" richiede un certo talento nel maneggiare l'uso dell'eufemismo. Partiamo da un punto fermo. Espellere in blocco esseri umani in base all'origine etnica, oltre ad essere un progetto irrealizzabile sotto molto punti di vista, in primo luogo economico, non è una proposta politica legittima da mettere ai voti: è la negazione dei principi fondativi della Costituzione. Se un partito lo scrive su un volantino distribuito davanti a una scuola, non esprime un'opinione forte, promuove qualcosa che la storia ha già processato. Ma andiamo ai numeri, che piacciono meno della propaganda. Secondo il Ministero dell'Istruzione, nell'A.S. 2022/2023 gli alunni con cittadinanza non italiana sono 914.860, l'11,2% della popolazione scolastica, con punte del 18,4% in Emilia-Romagna. Il 65,4% è nato in Italia. Sono le seconde generazioni: italiani per lingua, scuola, amicizie, squadra del cuore, ma non per un pezzo di carta che la destra si guarda bene dal voler cambiare, perché senza lo straniero da additare il teatrino non funziona. Proviamo a prendere sul serio il piano. Da un giorno all'altro, un alunno su nove sparisce dalle aule, in alcuni territori quasi uno su cinque. Gli organici di docenti e personale ATA sono calcolati sugli iscritti: meno alunni, meno classi, meno cattedre, meno posti da collaboratore scolastico e segreteria. Nei territori già colpiti dal calo demografico l'effetto sarebbe un'ondata di accorpamenti e plessi chiusi. Il grande piano per "salvare il lavoro italiano" si tradurrebbe in migliaia di lavoratori italiani della scuola disoccupati. Applausi per i remigratori! Il trucco funziona solo se nessuno fa due conti: si indica il bambino straniero come causa degli affitti alle stelle, dei salari fermi, della sanità smontata, così la rabbia sociale non arriva mai a chi quelle scelte le ha fatte davvero. Chi oggi strilla contro la "sostituzione etnica" non ha mai proposto un euro in più per l'organico delle scuole o l'italiano L2, strumenti concreti per colmare il divario di ritardo scolastico tra italiani e stranieri, oggi al 7,9% contro il 26,4%. È più facile scrivere "remigrazione" su un adesivo che finanziare un docente di sostegno. Continueremo a portare nelle scuole italiane le nostre posizioni al posto di slogan, e Costituzione al posto di propaganda. Difendere il diritto allo studio degli studenti stranieri e di seconda generazione significa difendere il posto di lavoro di chi nella scuola ci lavora ogni giorno, i principi su cui questa Repubblica è nata dopo aver sconfitto il fascismo, e il futuro di una scuola pubblica statale da rifinanziare, non da svuotare per un incubo già visto. Significa battersi contro barbarie che la Storia ha già conosciuto, contro proposte razziste che tornano in voga in un'Occidente in crisi, la cui strada è stata spianata da politiche militariste e securitarie dai passati governi di centrodestra e centrosinistra (do you remember Minniti?), continuate da questo Governo, cui Valditara pure si fa alfiere, strizzando l'occhio a proposte inaccettabili. Ma la scuola siamo noi. Quanto affermiamo si collega profondamente al nostro progetto sindacale di organizzazione dei lavoratori migranti. Non è più propaganda, è razzismo fascista violento. Per questo mercoledì 24 settembre, alle 18:30, USB terrà un'assemblea nazionale online rivolta a tutte le lavoratrici e i lavoratori stranieri in Italia, per costruire un percorso sindacale organizzato che rivendichi non solo il diritto di cittadinanza, ma tutti i diritti lavorativi che oggi vengono negati a chi lavora in questo paese senza avere le stesse tutele di chi ci è nato. E qui sta il filo che tiene insieme la scuola e il lavoro. Chi oggi parla di remigrazione nei volantini davanti ai cancelli scolastici è lo stesso soggetto politico che nei magazzini, nei cantieri, nei campi e nelle case di riposo tiene i lavoratori stranieri ricattabili, senza contratto regolare, senza voce, spesso senza nemmeno un permesso di soggiorno che non dipenda dal datore di lavoro. Non è un caso: come abbiamo già evidenziato, oltre il 40% dei lavoratori in settori come logistica, assistenza alle persone, bracciantato, edilizia, riders e turismo sono lavoratori stranieri. Il razzismo, a scuola come sul lavoro, non è mai solo un fatto culturale, è uno strumento che serve a dividere chi lavora, a tenere bassi i salari di tutti e a rendere più ricattabile chi non ha la cittadinanza. Per questo USB non si limita a denunciare le due facce della stessa propaganda, ma costruisce insieme ai lavoratori stranieri, cittadini o meno, un percorso sindacale comune. Perché la classe che lavora non ha etnia, e chi prova a dividerla lo fa sempre per farla pagare, tutta, allo stesso padrone. Vale per la scuola. Vale per il lavoro. USB Scuola OSA - Opposizione Studentesca d'Alternativa

  • Personale ATA, basta essere invisibili: “Ascoltate la nostra voce”
    on 16 Settembre 2026 at 16:25

    All’avvio del nuovo anno scolastico, mentre le scuole sono impegnate a definire organizzazione, orari, progetti e attività, il personale ATA di USB Scuola richiama l’attenzione sulle proprie condizioni di lavoro e sul ruolo che quotidianamente svolge all’interno delle scuole. Assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici sono parte integrante della comunità educante e contribuiscono ogni giorno al funzionamento degli istituti e alla costruzione di un ambiente sicuro e accogliente per studenti e lavoratori. Tuttavia, la progressiva riduzione degli organici e l’aumento di mansioni e responsabilità hanno reso sempre più difficile lo svolgimento del lavoro, con ricadute sui carichi di lavoro, sulla sicurezza e sul rispetto dei diritti contrattuali. Con la lettera aperta rivolta ai Dirigenti scolastici e ai DSGA, il personale ATA chiede che la propria voce venga ascoltata anche nei processi organizzativi che riguardano la vita della scuola: dalla programmazione delle attività alla gestione dei progetti, dal lavoro straordinario alle intensificazioni. La richiesta è quella di un confronto fondato sul rispetto delle norme contrattuali, sulla trasparenza nella distribuzione delle risorse e su una gestione del personale attenta alla dignità e alle condizioni di lavoro di ciascuno. Perché una scuola capace di accogliere e accompagnare i propri studenti ha bisogno anche di lavoratrici e lavoratori ATA ascoltati, rispettati e messi nelle condizioni di svolgere al meglio il proprio lavoro. In allegato il testo completo della lettera

  • Assicurazione sanitaria integrativa per docenti e ATA: cosa sapere e perché è uno spot. Si distrugge la sanità pubblica, i privati ci guadagnano e i lavoratori ne ricavano ben poco
    on 11 Settembre 2026 at 7:42

    Le informazioni tecniche Da mercoledì 10 settembre 2026 è possibile aderire alla polizza sanitaria integrativa gratuita prevista dal Ministero dell'Istruzione e del Merito nell'ambito delle misure di welfare per il personale scolastico. La gestione è affidata a UniSalute, in co-assicurazione con Poste Assicura SPA e Intesa Sanpaolo Protezione SPA. La platea dichiarata dal Ministero è di oltre 1.200.000 dipendenti. Chi ha diritto alla copertura - Personale docente, DSGA e ATA a tempo indeterminato; - Personale con contratto di supplenza annuale (scadenza 31 agosto) o fino al termine delle attività didattiche (scadenza 30 giugno); - Personale utilizzato presso una sede scolastica statale; - Dirigenti scolastici in servizio; - Personale amministrativo del Ministero, compreso quello in comando da altre amministrazioni. Sono esclusi il personale delle Province autonome di Trento e Bolzano e della Regione Valle d'Aosta, il personale in comando presso altre amministrazioni e chi ha già compiuto 71 anni alla data di decorrenza della copertura. Chi raggiunge il limite di età durante l'anno mantiene la copertura fino alla prima scadenza annuale utile. Chi resta fuori Il personale con contratto di supplenza breve non ha diritto alla copertura. È l'esclusione più rilevante dell'intera operazione. Come aderire L'adesione non è automatica. Va manifestata espressamente accedendo all'area riservata del portale del Ministero con credenziali SPID, CIE o CNS, selezionando "Assicurazione sanitaria integrativa" tra i servizi in evidenza, oppure tramite il link diretto alla funzione di adesione. L'adesione è valida fino alla scadenza del contratto (personale a tempo determinato) o fino alla cessazione del servizio (personale a tempo indeterminato) ed è irrevocabile. Tempi di attivazione Dopo l'adesione servono tempi tecnici per la trasmissione dei nominativi a UniSalute. Il Ministero consiglia di non registrarsi sul portale o sull'app UniSalute prima di 20 giorni dalla data di adesione. Il numero verde UniSalute per l'assistenza su garanzie, prestazioni e rimborsi sarà attivo dal 30 settembre 2026. Contatti Per dubbi sulla polizza, sulle prestazioni o sui rimborsi, dopo l'adesione: area riservata e app UniSalute, oppure il call center attivo dal 30 settembre. Per dubbi sugli aventi diritto o sulla procedura di adesione, di competenza del Ministero, è attiva una casella di posta dedicata indicata nella Guida al Piano Sanitario pubblicata sul portale. L'analisi di USB Scuola Diciamolo con chiarezza: una copertura sanitaria integrativa gratuita, in un paese dove le liste d'attesa nella sanità pubblica costringono sempre più lavoratrici e lavoratori a rivolgersi al privato, non è di per sé un problema. Il problema è come questa misura è stata costruita, chi ne resta escluso e cosa serve a nascondere. Il primo punto riguarda proprio l'esclusione dei supplenti brevi. È la fascia più precaria e meno tutelata dell'intero comparto scuola, quella che ogni anno tiene in piedi la macchina scolastica riempiendo le cattedre vacanti fino all'ultimo giorno utile, e che il Ministero ha scelto di lasciare fuori da una misura di welfare presentata come universale. Non è una svista tecnica: è la conferma che la precarietà, in questo paese, si paga anche in termini di diritti negati, non solo di stipendio, come USB Scuola sostiene da sempre.  Il secondo punto riguarda il metodo. Una misura che riguarda la salute di oltre un milione di lavoratrici e lavoratori è stata definita senza un confronto reale con le organizzazioni sindacali non firmatarie del CCNL, che rappresentano una parte consistente del personale scolastico. Le scelte su beneficiari, esclusioni e compagnie assicurative coinvolte sono arrivate come atto compiuto, da recepire tramite un portale e un'adesione individuale. Non è contrattazione, è comunicazione istituzionale spacciata per welfare partecipato. Il terzo punto è più di fondo. Ogni euro che lo Stato destina a una polizza sanitaria privata è un euro che non va a finanziare il servizio sanitario nazionale, che resta lo strumento per garantire cura a tutti, non solo a chi ha un contratto stabile o rientra nelle categorie previste da un bando. La logica del welfare integrativo aziendale, applicata alla pubblica amministrazione, normalizza l'idea che la sanità pubblica non basti più e che serva un tassello privato per compensarne le carenze. È una scorciatoia che non risolve il problema delle liste d'attesa, lo aggira, e nel farlo affida a UniSalute, Poste Assicura e Intesa Sanpaolo Protezione la gestione di dati sanitari sensibili di oltre un milione di dipendenti pubblici. Infine, c'è la questione delle priorità. Il personale della scuola aspetta da anni un rinnovo contrattuale che restituisca potere d'acquisto reale, un investimento serio sulla stabilizzazione del precariato e un piano di assunzioni che riduca la supplentite strutturale. Una polizza sanitaria, per quanto utile possa risultare nell'immediato a chi ne beneficia, non sostituisce nessuna di queste rivendicazioni. USB Scuola continuerà a chiedere che le risorse pubbliche vadano prima di tutto a rafforzare salario e stabilità del lavoro, e a difendere un sistema sanitario nazionale che non abbia bisogno di stampelle assicurative per garantire cure a chi lavora nella scuola. USB Scuola